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domenica 20 aprile 2008

Amare (anche se banali) considerazioni storico - politiche.

Continua la lettura del libro "Terra!", di Stefano Benni, sia pure a rilento. Una storia scritta nel 1983, verso la fine della guerra fredda. Il libro è intriso del clima di quel periodo storico, non per niente la Terra nel racconto di Benni è regredita in una tremenda glaciazione, conseguenza di una serie di guerre atomiche tra le varie superpotenze. Un'immaginario ormai appartenente al passato. Basta guardare a casa nostra, la piccola italietta. Berlusconi (nostro futuro premier) e Putin (zar russo - ex capo del kgb) si sono di recente incontrati a mangiare e bere in una delle ville di Silvio, ridendo felici mentre il mondo va in rovina. Ormai il pericolo di una guerra mondiale tra blocchi contrapposti è scongiurato. I potenti della Terra ridono felici insieme, spartendosi il pianeta. Mi viene da piangere.

martedì 5 febbraio 2008

"La luna è tramontata", di John Steinbeck: prime impressioni.

Come giustamente diceva encantada nel post precedente, in effetti questo non deve essere uno dei libri più significativi di John Steinbeck. Il libro, lontano mille miglia dalle tematiche sociali e dalle saghe epiche (come "Furore") che caratterzzano (almeno nella mia testa) lo scrittore nordamericano, è di fatto un racconto lungo (circa centocinquanta pagine), che dimostra fino in fondo di essere stato scritto nel 1942, in piena Seconda Guerra Mondiale. La storia è ambientata in un paese nordico occupato dai Nazisti. Dopo lo sconcerto iniziale, la popolazione si ribella e si organizza la Resistenza. Di fatto può essere quasi visto come un libro di propaganda. Sia chiaro che Steinbeck è comunque uno scrittore con la "S" maiuscola: il suo stile è tutt'altra cosa rispetto alla spazzatura prodotta da Federico Moccia, dalla banalità di Fabio Volo e dalla mediocrità di Mauro Corona. Una lettura comunque piacevole.

sabato 2 febbraio 2008

Amos Oz e il Medioriente.

Sto leggendo il libro "Non dire notte", dello scrittore israeliano Amos Oz. La prima cosa che viene in mente leggendo il titolo e l'origine dell'autore è che si tratta della solita pacottiglia sul dramma mediorientale, o magari un libro di guerra, o che insista sull'ormai inflazionato tema della Shoah. Grosso errore. Amos Oz descrive in modo poetico l'evoluzione del rapporto di una coppia - Theo e Noa - in una piccola cittadina di provincia in Isreale. A fare da collante narrativo è la decisione di Noa di aprire un centro di recupero per tossicodipendenti. Con tutto quello che ne consegue in termini di conflitti personali e sociali. Gran bel libro.

mercoledì 9 gennaio 2008

Recensione del libro "Mattatoio n.5 o La Crociata dei bambini", di Kurt Vonnegut.


Kurt Vonnegut partecipò alla Seconda Guerra Mondiale, combattendo sul fronte occidentale contro i tedeschi nelle fila dell'esercito americano. Venne tuttavia catturato durante l'offensiva delle Ardenne e trasferito a Dresda. Qui sopravvisse allo spaventoso bombardamento voluto dal Bomber Command inglese nel febbraio del 1945. Un massacro inutile e devastante, che rase al suolo una città splendida e costò la vita a un numero mai calcolato di civili inermi. Kurt Vonnegut si salvò perché era stato rinchiuso sotto un mattatoio, in una caverna scavata in profondità nella roccia e destinata alla conservazione delle carni macellate. Questa tragica esperienza lo segnò profondamente, tanto che nel dopoguerra scrisse questo libro, precisamente nel 1969. Per parlare di questi tragici avvenimenti e denunciare l'assurdità della guerra e i suoi indicibili orrori ha usato uno stile veramente originale. Tecnicamente il libro potrebbe essere classificato come un romanzo di fantascienza, ma sarebbe molto riduttivo limitarsi a questa definizione. Di fatto il libro è scritto in modo estremamente originale, è scanzonato, surreale e grottesco.
Il protagonista è Billy Pilgrim, evidentemente un alter ego dello stesso Vonnegut. Tuttavia ha un dono particolare, ammesso poi che lo si voglia considerare un dono: è in grado di viaggiare istantaneamente nello spazio e nel tempo. Questo gli permette di vivere contemporaneamente diverse esperienze, passando dalla sua vita normale di cittadino piccolo borghese americano, a un'altra esistenza in un'altro pianeta (rapito dagli alieni ed esposto in uno zoo), ai tragici avvenimenti della Seconda Guerra Mondiale. Questo artificio letterario permette a Vonnegut di esprimere le sue considerazioni sulla guerra e sulla vita da un punto di vista particolare. Insomma una trovata geniale per parlare in modo scanzonato di temi estremamente pesanti. Questo libro infatti non è solo una condanna della guerra, ma anche una riflessione disincantata sull'inconsistenza del modello americano e dei suoi miti e più in generale sulla fragilità della condizione umana. La storia si presenta quindi molto frammentata, visti i continui balzi spazio-temporali del protagonista, ma questo non è per niente un problema. Regala invece a quest'opera un ritmo divertente e incalzante. Tra l'altro Vonnegut scrive in modo semplice, lontano anni luce dalle masturbazioni stilistiche di Avoledo (per fare un nome a caso). Insomma un gran bel libro, sotto ogni punto di vista. Sicuramente leggerò altri lavori di Kurt Vonnegut, un autore che mi ha conquistato.

lunedì 7 gennaio 2008

Il significato di un titolo.

Ho quasi finito di leggere il libro "Mattatoio n.5 o La crociata dei bambini", dello scrittore americano Kurt Vonnegut. Mi chiedevo che significato avesse la frase " La crociata dei bambini" con il bombardamento di Dresda. L'ho scoperto leggendo il libro. Infatti "Mattatoio n.5" è semplicemente il nome del luogo fisico dove trovarono scampo al massacro alcuni superstiti, sia nella realtà che nella finzione letteraria. Il termine "Crociata dei bambini" è invece un semplice riferimento al fatto che nelle guerre vengono spesso mandati in prima linea dei ventenni, poco più che ragazzini, mandati a morire in nome di ideali astrusi che spesso sono lontani anni luce dalle convinzioni interiori dei combattenti. Spesso ma non sempre. Comunque questo libro è molto bello e esprime in modo veramente efficace - quasi geniale nella sua semplice originalità - una condanna totale e incondizionata alla guerra.

domenica 6 gennaio 2008

Kurt Vonnegut e la guerra.

Il bombardamento di Dresda del febbraio 1945 segnò profondamente la vita di Kurt Vonnegut, scrittore americano che vi si trovava come prigioniero di guerra. Quello di Dresda fu un massacro di proporzioni inimmaginabili, che provocò più morti della bomba atomica di Hiroshima. Massacro spaventoso anche perché fu accuratamente pianificato dal Bomber Command inglese per produrre il maggior numero possibile di vittime. Il bombardamento venne fatto a più riprese, con i tempi tra un'ondata e l'altra calcolati in modo da permettere ai soccorsi di arrivare dalle città limitrofe e distruggerli. Le fonti "ufficiali" parlano di circa 130000 morti, ma in realtà la città era stracolma di profughi in fuga davanti all'avanzata dei sovietici sul fronte orientale. La cifra più probabile è di circa 300000 vittime civili. Posto un brano tratto dal libro di Kurt Vonnegut "Mattatoio n.5 o La crociata dei bambini". Un brano che bene esprime il pensiero dello scrittore americano su questi tristi fatti.

"... perché non c'è nulla di intelligente da dire su un massacro. Si suppone che tutti siano morti, e non abbiano più niente da dire o da pretendere. Dopo un massacro tutto dovrebbe tacere, e infatti tutto tace, sempre, tranne gli uccelli.
E gli uccelli cosa dicono? Tutto quello che c'è da dire su un massacro, cose come "Puu-tii-uiit?""

sabato 5 gennaio 2008

Kurt Vonnegut e l'orrore della guerra.


Kurt Vonnegut, lo scrittore americano autore del libro "Mattatoio n. 5 o La crociata dei bambini" - che sto leggendo adesso - combatté nella Seconda Guerra Mondiale. Venne catturato dai tedeschi e venne trasportato a Dresda come prigioniero di guerra. Qui fu testimone dello spaventoso bombardamento aereo alleato che nel febbraio del 1945 massacrò centinaia di migliaia di tedeschi, la maggior parte arsi vivi nell'allucinante rogo della città, voluto dal Bomber Command inglese. Fu un massacro inutile dal punto di vista militare, in quanto la stragrande maggioranza dei morti erano civili tedeschi in fuga dai sovietici, che avanzavano sul fronte orientale. Un massacro spaventoso, un'abominevole crimine contro l'umanità di cui pochi - al giorno d'oggi - hanno ricordo. Il bombardamento venne scientificamente pianificato per provocare un fenomeno detto "tempesta di fuoco". In altre parole, il bombardamento a tappeto con bombe al fosforo del centro della città provocò incendi con temperature di circa 1500 °C. Questo sbalzo termico provocò fortissime correnti d'aria (un vero uragano) proveniente dalla periferia che letteralmente spingeva le persone dentro le fiamme. Il calore raggiunse tali livelli che le persone morivano arrostite vive anche dentro i rifugi antiaerei scavati sotto la città. Come sempre ci furono dei superstiti. Uno di questi fu Kurt Vonnegut. La sua fortuna fu quella di essere rinchiuso in una caverna scavata nella roccia, molto in profondità, sotto un mattatoio. La caverna era stata anticamente scavata per conservare al fresco le carni. Sopravvissuto a questo orrore, dopo la guerra decise di scrivere questo libro. Poiché parlare di orrendi massacri è cosa difficile, scelse un genere particolare, un ibrido tra la fantascienza e il racconto grottesco. Leggendo il libro mi rendo conto infatti che classificarlo come "fantascienza" è come minimo un'operazione azzardata. Di fatto poi si tratta di un'assoluta condanna alla guerra e alla violenza. Scritta in modo geniale.

domenica 9 dicembre 2007

Recensione del libro "Buskashì. Viaggio dentro la guerra", di Gino Strada.

Complimenti a Gino Strada. Questa è la prima cosa che mi viene da dire. Non solo per avere scritto questo libro, ma per tutto quello che ha fatto. Come noto Gino Strada è un chirurgo di guerra, tra i fondatory di Emergency. Non sapevo che avesse scritto dei libri, ma devo dire che per me è stato una sorpresa come scrittore. Perchè scrive bene. Uno stile asciutto, diretto, un taglio giornalistico, lasciando però spazio a interessanti riflessioni.
Questo libro è di fatto il diario di viaggio di un gruppo di medici di Emergency che entra in Afghanistan per riaprire un ospedale a Kabul, allora controllata dai Talebani. Il tutto pochi giorni prima dell'offensiva dei Mujahidin (appoggiati dagli States), seguito ai tragici fatti dell'11 settembre 2001. In seguito al previsto attacco, tutte le organizzazioni umanitarie, Croce Rossa in testa, scapparono dal martoriato Afghanistan. Emergency invece ci entrò. Una scelta coraggiosa, al limite del suicidio. Al di là della mera cronaca dei fatti, il libro è un'amara riflessione sull'assurdità della guerra, sulle atroci sofferenze che questa porta alla popolazione, civili in testa. Ed è anche un'amara riflessione sull'incongruenza dell'informazione che ci viene fornita dai media, sull'inconsistenza del concetto di "guerra giusta", di "bombe intelligenti" e altre amenità che ci vengono quotidianamente propinate. Alla fine rimane una terra martoriata, quella dell'Afghanistan, contesa da più parti per sporchi interessi che nulla hanno a che fare con la popolazione locale. Un bel libro. Grazie Gino.

sabato 8 dicembre 2007

La guerra è una cosa brutta.

Ho appena terminato la lettura del libro "Buskashì. Viaggio dentro la guerra", di Gino Strada. Uso il laconico commento fatto da Piero a un mio post per riassumere il pensiero di Gino sulla guerra. Una condanna in toto, non solo alla guerra nella sua accezione di scontro tra armati, ma a tutto quello che le ruota intorno. Distruzione, miseria, malattie, morti e feriti principalmente tra i civili, sfollati, torture, disinformazione, meschini interessi paludati da nobili ideali. Da ogni pagina di questo libro trasuda una condanna senza compromessi o distinguo nei confronti di questa terribile realtà. Provo una profonda ammirazione nei confronti di questo uomo, che rischia la pelle ogni giorno per difendere concretamente gli ideali in cui crede. E esprime chiaramente il suo pensiero, senza peli sulla lingua. Grande Gino Strada.

giovedì 6 dicembre 2007

Il pensiero di Gino Strada sulla guerra.

Continuo la lettura del libro "Buskashì. Viaggio dentro la guerra", di Gino Strada. Oggi sono stato molto colpito da due pagine, dove l'autore espone in modo splendido il suo pensiero sulla guerra, contestualizzandolo nella realtà afgana. Ne cito un estratto:

"...
E'lui, Platone, ad attribuire al sofista Trasimaco la seguente frase: "Il giusto altro non è che l'utile del più forte".
E' stata scritta venticinque secoli fa.
Se capisco bene, Trasimaco vuol dire che tutto quello che viene presentato come assoluto, il "giusto" - ma potrebbe anche essere la "verità", o la "libertà", o la "democrazia" - non è poi quella cosa certa, perfetta, immutabile, indiscutibile.
...
Che cosa c'entra questo con la guerra? Molto.
Perché è proprio il negare l'evidenza di Trasimaco - nascondendo a tutti i costi dietro sommi principi e parole roboanti il fatto che stiamo solo facendo il nostro interesse - che ci fa poi sentire portatori della verità, depositari dell'assoluto, paladini del bene, giudici supremi, baluardi della civiltà, gendarmi del mondo.
Se dimentichiamo Trasimaco, se lo censuriamo, allora ci sentiamo nel giusto, anzi nel Giusto. E anche le nostre azioni, almeno ai nostri occhi, troveranno giustificazione. Di più: saranno giuste.
In Afghanistan molti esseri umani sono morti, perché a molti è stato utile, e perché molti si sono sentiti nel giusto.
...
Mentre tutti agivano nel giusto, per la causa, i cittadini dell'Afghanistan venivano uccisi. Quasi due milioni. Mutilati e invalidi, altrettanti. Costretti a fuggire, oltre quattro milioni.
...
E allora, nonostante tutti abbiano agito in difesa della civiltà o della libertà, della religione e della patria, del mercato e della democrazia, nonostante tutti abbiano agito per il "giusto", non è stato giusto."

mercoledì 5 dicembre 2007

Reportage di guerra.

Ho cominciato la lettura del libro "Buskashì. Viaggio dentro la guerra", di Gino Strada, il famoso chirurgo di guerra tra i fondatori di Emergency. Un libro crudo, realista. Posto un brano tratto dallo stesso:

"Gafur non sta più perdendo sangue, ha già ricevuto abbondanti trasfusioni. Ma non migliora. E' il primo paziente che viene operato, dopo la riapertura dell'ospedale. Una pinza emostatica, poi un'altra, tanti lacci da annodare, per legare decine di piccoli vasi sangiugni. Opero in silenzio, lo strumentista capisce ogni volta quel che mi serve.
Gafur. Un civile? Un talebano? Un terrorista? Un mujahedin?
Soltanto un uomo.
Che probabilmente morirà oggi, 13 novembre, prima vittima nella Kabul "liberata", una delle tante vittime di questa storia cominciata il 9 settembre 2001"

martedì 4 dicembre 2007

Per il momento basta con la fiction.

Il prossimo libro che leggerò sarà "Buskashì. Viaggio dentro la guerra", di Gino Strada. L'ho comprato al supermercato. Per caso. Stavo girando col carrello, quando con la coda dell'occhio l'ho notato in offerta su un bancone. Non sapevo che Gino Strada, il famoso chirurgo di guerra tra i fondatori di Emergency, avesse scritto dei libri. Colpito da subitanea folgorazione, l'ho preso all'istante. Ovvio che non ho nessuna pretesa letteraria nei confronti dell'autore. Leggere notizie di prima mano di una realtà lontana e misconosciuta - la guerra in Afghanistan - è un'opportunità che ho voluto cogliere al volo. Specie se queste notizie vengono da una fonte qualificata come è Gino Strada. Dopo tanti libri di fiction, un sano bagno nella cruda realtà ci vuole.