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mercoledì 9 gennaio 2008

Recensione del libro "Mattatoio n.5 o La Crociata dei bambini", di Kurt Vonnegut.


Kurt Vonnegut partecipò alla Seconda Guerra Mondiale, combattendo sul fronte occidentale contro i tedeschi nelle fila dell'esercito americano. Venne tuttavia catturato durante l'offensiva delle Ardenne e trasferito a Dresda. Qui sopravvisse allo spaventoso bombardamento voluto dal Bomber Command inglese nel febbraio del 1945. Un massacro inutile e devastante, che rase al suolo una città splendida e costò la vita a un numero mai calcolato di civili inermi. Kurt Vonnegut si salvò perché era stato rinchiuso sotto un mattatoio, in una caverna scavata in profondità nella roccia e destinata alla conservazione delle carni macellate. Questa tragica esperienza lo segnò profondamente, tanto che nel dopoguerra scrisse questo libro, precisamente nel 1969. Per parlare di questi tragici avvenimenti e denunciare l'assurdità della guerra e i suoi indicibili orrori ha usato uno stile veramente originale. Tecnicamente il libro potrebbe essere classificato come un romanzo di fantascienza, ma sarebbe molto riduttivo limitarsi a questa definizione. Di fatto il libro è scritto in modo estremamente originale, è scanzonato, surreale e grottesco.
Il protagonista è Billy Pilgrim, evidentemente un alter ego dello stesso Vonnegut. Tuttavia ha un dono particolare, ammesso poi che lo si voglia considerare un dono: è in grado di viaggiare istantaneamente nello spazio e nel tempo. Questo gli permette di vivere contemporaneamente diverse esperienze, passando dalla sua vita normale di cittadino piccolo borghese americano, a un'altra esistenza in un'altro pianeta (rapito dagli alieni ed esposto in uno zoo), ai tragici avvenimenti della Seconda Guerra Mondiale. Questo artificio letterario permette a Vonnegut di esprimere le sue considerazioni sulla guerra e sulla vita da un punto di vista particolare. Insomma una trovata geniale per parlare in modo scanzonato di temi estremamente pesanti. Questo libro infatti non è solo una condanna della guerra, ma anche una riflessione disincantata sull'inconsistenza del modello americano e dei suoi miti e più in generale sulla fragilità della condizione umana. La storia si presenta quindi molto frammentata, visti i continui balzi spazio-temporali del protagonista, ma questo non è per niente un problema. Regala invece a quest'opera un ritmo divertente e incalzante. Tra l'altro Vonnegut scrive in modo semplice, lontano anni luce dalle masturbazioni stilistiche di Avoledo (per fare un nome a caso). Insomma un gran bel libro, sotto ogni punto di vista. Sicuramente leggerò altri lavori di Kurt Vonnegut, un autore che mi ha conquistato.

sabato 5 gennaio 2008

Kurt Vonnegut e l'orrore della guerra.


Kurt Vonnegut, lo scrittore americano autore del libro "Mattatoio n. 5 o La crociata dei bambini" - che sto leggendo adesso - combatté nella Seconda Guerra Mondiale. Venne catturato dai tedeschi e venne trasportato a Dresda come prigioniero di guerra. Qui fu testimone dello spaventoso bombardamento aereo alleato che nel febbraio del 1945 massacrò centinaia di migliaia di tedeschi, la maggior parte arsi vivi nell'allucinante rogo della città, voluto dal Bomber Command inglese. Fu un massacro inutile dal punto di vista militare, in quanto la stragrande maggioranza dei morti erano civili tedeschi in fuga dai sovietici, che avanzavano sul fronte orientale. Un massacro spaventoso, un'abominevole crimine contro l'umanità di cui pochi - al giorno d'oggi - hanno ricordo. Il bombardamento venne scientificamente pianificato per provocare un fenomeno detto "tempesta di fuoco". In altre parole, il bombardamento a tappeto con bombe al fosforo del centro della città provocò incendi con temperature di circa 1500 °C. Questo sbalzo termico provocò fortissime correnti d'aria (un vero uragano) proveniente dalla periferia che letteralmente spingeva le persone dentro le fiamme. Il calore raggiunse tali livelli che le persone morivano arrostite vive anche dentro i rifugi antiaerei scavati sotto la città. Come sempre ci furono dei superstiti. Uno di questi fu Kurt Vonnegut. La sua fortuna fu quella di essere rinchiuso in una caverna scavata nella roccia, molto in profondità, sotto un mattatoio. La caverna era stata anticamente scavata per conservare al fresco le carni. Sopravvissuto a questo orrore, dopo la guerra decise di scrivere questo libro. Poiché parlare di orrendi massacri è cosa difficile, scelse un genere particolare, un ibrido tra la fantascienza e il racconto grottesco. Leggendo il libro mi rendo conto infatti che classificarlo come "fantascienza" è come minimo un'operazione azzardata. Di fatto poi si tratta di un'assoluta condanna alla guerra e alla violenza. Scritta in modo geniale.