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venerdì 8 febbraio 2008

Amos Oz si conferma un ottimo scrittore.

Ho appena finito di leggere il libro "Contro il fanatismo", dell'autore israeliano Amos Oz. Un libro breve ma intenso, dove lo scrittore esprime il suo pensiero sul fanatismo in generale nelle prime pagine, per poi calarsi nella realtà mediorientale nel prosieguo. Amos Oz parla con grande chiarezza, esponendo la sua visione del mondo isrealiano e delle sue differenze (e affinità) con quello palestinese, soffermandosi a analizzare anche i sofferti rapporti che gli ebrei hanno della cultura europea. Insomma un libro decisamente interessante, nonostante la brevità. Mi viene spontaneo il paragone tra questo libro e l'insipido "Vajont: quelli del dopo", del mediocre scrittore Mauro Corona. Entrambi questi scritti sono molto brevi (circa un'ottantina di pagine), ma abissale è la differenza tra loro in termini di contenuti e di cifra stilistica. Amos Oz ha molte cose da dire e sa esprimersi benissimo. Mauro Corona ha molto poco da dire, e lo dice male.

giovedì 7 febbraio 2008

Ci sono cascato: ho comprato un altro libro di Amos Oz.

Oggi sono passato davanti a una libreria e l'occhio mi è caduto su un libro di Amos Oz esposto in vetrina. Colto da raptus sono entrato e l'ho preso in mano. E' molto breve, il titolo è interessante: "Contro il fanatismo". Leggo una brano:

"Nel mio mondo, la parola compromesso è sinonimo di vita. E dove c'è vita ci sono compromessi. Il contrario di compromesso non è integrità e nemmeno idealismo e nemmeno determinazione o devozione. Il contrario di compromesso è fanatismo, morte."

Interessante. Leggo il prezzo: 4 euro e 50 centesimi. Sul quale c'è uno sconto del 25%. Considerato che poco tempo fa ho speso 8 euro per comprare l'insipido "Vajont: quelli del dopo", del meno che mediocre Mauro Corona, l'ho comprato all'istante. Lo leggerò subito.

domenica 3 febbraio 2008

Recensione del libro "Non dire notte", di Amos Oz.



Noa e Theo sono una coppia in crisi. Lui è un sessantenne architetto di successo ormai stanco di lottare e pago della vita intensa che ha vissuto. Lei è un'isegnante di lettere quindici anni più giovane, ancora grintosa e con tanta voglia di mettersi in gioco. L'improvvisa morte per fatti di droga di uno dei suoi allievi è l'evento che rischia di fare saltare i già fragili equilibri della coppia. Il genitore del ragazzo - un addetto alla sicurezza che lavora all'estero - decide infatti di aprire un centro di recupero per tossicodipendenti e chiede l'aiuto di Noa. Questa si getta a capofitto nel progetto, mentre Theo sembra indifferente alla cosa. Viene aiutata da un'eterogenea compagine dei persone: Ludmir, idealista e nevrotico divorziato, Muki, agente immobiliare che gioca a fare il dongiovanni e Linda, una introversa divorziata. Il gruppo deve scontrarsi con la sorda ostilità della popolazione di Tel Kedar, piccola cittadina che sorge nel deserto israeliano dove è ambientata la storia.
Questo bellissimo romanzo non ha nulla a che fare con la guerra, con la politica, con la Shoah, con le problematiche legate alla convivenza con il mondo musulmano. Amos Oz si tiene ben lontano dal campo minato costituito da queste problematiche. Peraltro già inflazionate. Tutto il libro ruota invece all'evoluzione del rapporto tra Noa e Theo. Amos Oz indaga con grande discrezione e poesia nell'animo dei due protagonisti, senza mai cadere nella trappola delle analisi psicologiche, dei giudizi o della pedanteria. Il libro è prevalentemente scritto in prima persona, fornendo al lettore il punto di vista di entrambi i protagonisti. Punto di vista privilegiato, che permette di sorridere sui malintesi che si vengono a creare tra Theo e Noa. Intorno alla coppia si muove un universo multiforme costituito da vari personaggi immersi nella loro quotidianità. Sullo sfondo è sempre presente il deserto, con il suo carico di fascino e mistero.
Riassumendo si tratta di un ottimo libro, intelligente, delicato, scritto benissimo e fondamentalmente positivo. Il messaggio di Amos Oz mi sembra molto chiaro: la vita è dura, tutti - chi più chi meno - siamo vittime dei nostri schemi mentali, subiamo le circostanze della vita, oscillamo incoerentemente tra ideale e necessità, ma in fondo quello che rimane sono i sentimenti. Quelli veri.
Ho scoperto un'autore che sicuramente rileggerò. Metto questo libro nella sezione "I migliori libri che ho letto da quando ho aperto questo blog". Consiglio caldamente la sua lettura.


sabato 2 febbraio 2008

Amos Oz e il Medioriente.

Sto leggendo il libro "Non dire notte", dello scrittore israeliano Amos Oz. La prima cosa che viene in mente leggendo il titolo e l'origine dell'autore è che si tratta della solita pacottiglia sul dramma mediorientale, o magari un libro di guerra, o che insista sull'ormai inflazionato tema della Shoah. Grosso errore. Amos Oz descrive in modo poetico l'evoluzione del rapporto di una coppia - Theo e Noa - in una piccola cittadina di provincia in Isreale. A fare da collante narrativo è la decisione di Noa di aprire un centro di recupero per tossicodipendenti. Con tutto quello che ne consegue in termini di conflitti personali e sociali. Gran bel libro.

mercoledì 30 gennaio 2008

Amos Oz, interessante scrittore israeliano non molto noto.

Continua la lettura del libro "Non dire notte", dello scrittore israeliano Amos Oz. Una lettura piacevole. Apprezzo molto il tentativo dell'autore di parlare di una "normale" storia - che potrebbe essere benissimo ambientata in una qualsiasi cittadina italiana - nella drammatica realtà mediorientale. Un tentativo pienamente riuscito, secondo me. Un libro poetico, che mette in luce una grande verità: le dinamiche sociali e psicologiche tra gli esseri umani sono più o meno sempre le stesse. Amos Oz indaga con grande poesia e leggerezza nell'evoluzione del rapporto di coppia tra i due protagonisti, nella loro vita e nelle reazioni che può suscitare in una piccola realtà di provincia l'apertura di un centro di recupero per tossicodipendenti. Questo senza mai esprimere giudizi, ma al contrario lasciando una grande speranza: in fondo nel mondo c'è tanta gente che cerca di fare qualcosa per migliorare la vita su questo pianeta. Con umiltà, senza aspettarsi grandi cose. Amos Oz non ha il successo che merita: tra l'altro scrive benissimo, giocando con la prima e la terza persona, con continui flashback che però nulla tolgono alla comprensibilità della storia.

martedì 29 gennaio 2008

"Non dire notte", di Amos Oz: prime impressioni.

Ho divorato una settantina di pagine del libro "Non dire notte", di Amos Oz. Questo autore scrive bene. Noa e Teo vivono in una piccola cittadina israeliana nel deserto del Negev. Tra i due c'è una certa differenza di età e di visione del mondo, la coppia è in crisi. I problemi aumentano quando Noa, che è insegnante di lettere, decide di aprire un centro di riabilitazione per tossicodipendenti, in seguito al tragico decesso di un suo allievo. Amos Oz passa disinvoltamente dalla prima alla terza persona, fornendo al lettore il punto di vista personale di entrambi i protagonisti. Una scelta veramente azzeccata. L'autore usa un linguaggio leggero e poetico per raccontare una storia che in fondo è un'indagine sui limiti della convivenza tra gli esseri umani. Molto bello.

lunedì 28 gennaio 2008

Novo libro, nuovo continente.

Cambio non solo stato, ma anche continente, stufo degli autori nostrani. La prossima lettura sarà il libro "Non dire notte", dello scrittore israeliano Amos Oz. Ho letto buone recensioni. Vedremo.