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mercoledì 26 marzo 2008

"Il paradiso degli orchi", di Daniel Pennac: lettura finita.

Stasera ho finito di leggere il libro "Il paradiso degli orchi", di Daniel Pennac. Un buon libro, molto originale e godibile, tuttavia devo dire che lo stile di Pennac non mi convince del tutto. A tratti è veramente poco fluido, anche se privo dei fastidiosi barocchismi letterari alla Baricco e comunque ricco di contenuti e idee brillanti. Voglio dormirci sopra.

domenica 2 marzo 2008

Recensione del libro "Barnum. Cronache dal Grande Show", di Alessandro Baricco.


Questo libro raccoglie una selezione delle recensioni scritte dallo stesso Baricco nell'omonima rubrica settimanale apparsa su "La Stampa". Gli articoli sono tutti lunghi esattamente ottanta righe, e sono stati scelti dallo stesso Baricco e ripubblicati senza modifiche. Ho comperato questo libro perché pensavo di trovare delle recensioni interessanti e intelligenti su numerosi eventi culturali e mondani che si sono susseguiti in Italia e all'estero per diverso tempo. Insomma, una specie di memoria storica su vari eventi mediatici, che presentasse interessanti spunti di riflessione. Mi sbagliavo di grosso. Baricco fa largo uso del suo linguaggio ricercato e ridondante, aggiungendo un pizzico di saccentismo da tuttologo che lo rende quasi irritante. Insomma un libro che risulta essere un incoerente guazzabuglio di tematiche e argomenti vari, tutti trattati in modo superficiale, estremamente povero di contenuti, avvilente nel suo insieme. Rimane solo un'esercizio stilistico, nel quale in effetti devo riconoscere che Baricco è una spanna sopra la media. Se leviamo gli arzigogoli letterari rimane comunque una lunga sequenza di luoghi comuni e frasi fatte. Una cocente delusione, finire di leggere queste duecento pagine scarse è stata per me una vera agonia.

sabato 1 marzo 2008

Alessandro Baricco: uno stile irritante.

La lettura del libro "Barnum. Cronache dal Grande Show", dello scrittore Alessandro Baricco sta diventando una fatica di Sisifo. Una fatica inutile. I contenuti sono inconsistenti, lo stile è spesso così arzigogolato da risultare semplicemente irritante. Difficilmente non finisco di leggere un libro. Ma con Baricco credo che farò un'eccezione alla regola. A tutto c'è un limite.

sabato 1 dicembre 2007

Banana Yoshimoto, una grande scrittrice.

Banana Yoshimoto mi sta facendo sognare. Il suo libro "Kitchen" è veramente ben fatto, per alcuni aspetti geniale. Uno stile fresco e coinvolgente, mai banale. Mi ha molto colpito da un lato il linguaggio molto semplice usato dalla Yoshimoto, dall'altro la sua abilità a cambiare continuamente piani spaziali e temporali. Un libro molto intimistico, ricco di riflessioni. Pur essendo abbastanza corto (148 pagine nell'edizione Universale Economica Feltrinelli), sto impiegando più tempo del previsto a terminare la lettura. Questo per mia scelta personale, perché voglio gustare il piacere di rileggere le pagine che più mi hanno colpito. Cito un brano, per rendere meglio l'idea dello stile della Yoshimoto:

"... ognuno di noi pensa di avere molte strade e di potere scegliere da sé. Ma forse sarebbe più esatto dire che sogna il momento di scegliere. Anche per me è stato così. Ma ora lo so. Lo so con tanta chiarezza da poterlo mettere in parole. La strada è sempre decisa, non però in senso fatalistico. Sono il nostro continuo respirare, gli sguardi, i giorni che si succedono a deciderla naturalmente. Così a qualcuno può capitare di trovarsi, come se fosse la cosa più normale del mondo, in pieno inverno dentro una pozzanghera su un tetto in un paese sconosciuto, a guardare il cielo notturno insieme a un katsudon*.
"Ah, com'è bella la luna!"
Mi rimisi in piedi e bussai alla finestra di Yuichi."

* Il katsudon è un cibo giapponese.

domenica 11 novembre 2007

Tullio Avoledo: belle idee, uno stile discutibile.

Ieri ho letto un'altro un altro centinaio di pagine del libro "L'elenco telefonico di Atlantide", dello scrittore friulano Tullio Avoledo. La lettura è stata rapida e piacevole, lo stile barocco che l'autore usava (o che gli hanno fatto usare) nella prima parte del libro si è molto attenuato, inoltre si comincia a capire qualcosa della storia. Un curioso sincretismo tra religioni orientali, oscure organizzazioni criminali, universi paralleli e banalità quotidiane. Interessante. Tullio Avoledo secondo me si è divertito a scrivere questo libro. Almeno nella sua stesura originale. Probabilmente è stato poi l'editor ad appesantire inutilmente il romanzo aggiungendo troppi ammennicoli, inseguendo un'autolesionistica originalità dello stile. Peccato.

domenica 4 novembre 2007

Tullio Avoledo, un modo di scrivere veramente molto strano.

Oggi ho continuato la lettura del libro "L'elenco telefonico di Atlandide" dello scrittore friulano Tullio Avoledo. Ormai ho superato un terzo delle pagine (circa 200 su 500 totali), tuttavia la storia complessiva stenta a prendere forma. Si comincia a capire che dietro al gruppo finanziario che sta organizzando la fusione bancaria c'è una non meglio precisata organizzazione criminale. O forse una setta. Tuttavia il quadro complessivo non è affatto chiaro. Sempre più chiaro è invece lo stile dell'autore, molto arzigogolato e ricercato nei minimi dettagli. Tuttavia mi rendo conto che non è facile per chi legge questo post capire il mio pensiero. Ho quindi deciso di citare direttamente Tullio Avoledo, copiando una frase secondo me significativa (dal punto di vista stilistico) del primo capitolo. Chi fosse interessato può andare sul sito Sironi Editore, dove è possibile scaricare un file in formato pdf contenente l'intero primo capitolo. Ecco la citazione :

"L'occhio destro dell'architetto è aperto su una venatura del marmo che ricalca esattamente il corso del Rio delle Amazzoni, con tutti gli affluenti di destra e di sinistra (Ucayali, Urujà, Purùs, Madeira, Tapajòs, Xingu, Maragnon, Japurà, Rio Negro): da ragazzino Fabrici lo conosceva a memoria come le formazioni storiche del Grande Torino."

Chiedo scusa per gli errori fatti nello scrivere i nomi degli affluenti del Rio delle Amazzoni, ma non so come inserire i caratteri speciali con questa piattaforma per blog. Comunque credo di avere reso l'idea. Sono colpito per la conoscenza della geografia di Tullio Avoledo, ma non so quanti di voi, guardando una lastra di marmo, pensino agli affluenti di un fiume, citandoli poi tutti. A me non è mai successo, neanche quando ero ubriaco disfatto.
Un altra caratteristica che mi ha colpito dello scrittore Tullio Avoledo è che cita continuamente canzoni, artisti e marche di vario tipo, ricordandomi per questo aspetto Federico Moccia. Per l'amor di Dio, questo è un'altro livello, Federico Moccia secondo me scrive puro pattume, però devo ammettere che mi è subito venuto in mente. Chiedo comunque scusa a Avoledo per averlo paragonato a Moccia. Mi rendo conto che questo accostamento per uno scrittore potrebbe anche essere considerato un insulto. Lungi da me questa idea. Si tratta semplicemente di una mia associazione mentale.
Spero nelle prossime pagine di riuscire a entrare nel vivo della storia, e che tutti i tasselli del mosaico comincino a dare un'idea della figura completa.