Che dire. Lo scrittore friulano Tullio Avoledo mi ha molto deluso. Secondo me siamo a un livello superiore rispetto al vuoto pneumatico di Federico Moccia e ai pietosi raccontini di Mauro Corona. Ma non ho vista niente dell'aura di genialità che molta critica ha dipinto attorno a questo autore. Anzi. La prima cosa da dire è che il libro NON ha una struttura omogenea. Pare quasi che sia stato scritto da diverse persone. Cominciamo dallo stile. Le prime duecento pagine sono molto pesanti, con una scrittura ricercata, quasi barocca, gonfia di citazioni di ogni tipo. A mano a mano che la storia si sviluppa la scrittura diventa più leggera, alle volte godibile. Sembrerebbe quasi che la prima parte sia stata abbondantemente rimaneggiata dall'editor per supplire con la forma ciò che manca nella sostanza. La prima parte del libro è infatti abbastanza "piatta" dal punto di vista dello sviluppo della storia, quasi banale. Avoledo cerca di renderla interessante con dei dialoghi e delle situazioni che vorrebbero essere divertenti, ma non mi sembra abbia raggiunto lo scopo. Poi la storia cambia piega. Non c'è più solo un bancario con problemi familiari e una ristrutturazione aziendale che minaccia il suo posto di lavoro. Emergono lentamente elementi inquietanti, in un sincretico intreccio di società segrete, hackers, entità soprannaturali, universi paralleli e quant'altro. Di per sé tutto questo è abbastanza interessante, il problema è che tutti questi elementi non giungono MAI a formare un quadro d'insieme comprensibile. Avoledo cerca di uscire dal vicolo cieco in cui si è inserito con un finale assurdo, che non dico per non rovinare tutto a chi volesse leggere il libro. Secondo me è proprio il finale a dare il colpo di grazia a questo libro. Alla fine rimane una storia confusa, oserei dire quasi raffazzonata, che lungi dall'essere un "nuovo" stile è in realtà un guazzabuglio indecifrabile, quasi risibile. Il fatto che alla fine Avoledo dedichi due intere facciate di ringraziamenti a chi lo ha aiutato, se da un lato fa onore alla sua onestà intellettuale, dall'altro rende l'idea di cosa è probabile sia successo. Un overdose di editing. Troppe mani hanno lavorato su questo libro. Comunque resta il fatto che secondo me il buon Avoledo si è divertito parecchio nello scrivere. Il protagonista, Giulio Rovedo, è evidentemente un'immagine autobiografica dello stesso Avoledo. Anche lui bancario, anche lui in contatto con molti scrittori internazionali...
Peccato. Alcune idee che avuto Avoledo erano ottime. Altre meno. Purtroppo ha fallito completamente nel tentativo di metterle insieme. Comunque onore al merito. Almeno ha provato a fare qualcosa di diverso nella sua vita.
Peccato. Alcune idee che avuto Avoledo erano ottime. Altre meno. Purtroppo ha fallito completamente nel tentativo di metterle insieme. Comunque onore al merito. Almeno ha provato a fare qualcosa di diverso nella sua vita.