Visualizzazione post con etichetta tullio avoledo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta tullio avoledo. Mostra tutti i post

martedì 27 novembre 2007

Il prossimo libro.

Piccola analisi serale dei libri letti da quando ho aperto il blog. Sul primo, "Tre metri sopra il cielo", di Federico Moccia, non ho intenzione di sprecare altre parole. Poi è stato il turno di tre scrittori friulani: Mauro Corona, Tullio Avoledo e Paolo Maurensig. Su Mauro Corona c'è poco da dire. Anzi, non c'è nulla da dire. Un pietoso silenzio mi sembra d'obbligo. Tullio Avoledo ha anche delle belle idee, ma su come le utilizzi meglio lasciare perdere. Paolo Maurensig è un buon scrittore, ma attualmente lavora in modalità energy saving. Certo queste mie opinioni sono discutibili e derivano dall'analisi di un solo libro per autore, sta di fatto che sono abbastanza deluso dalle letture nostrane. Sento quindi il bisogno di girare pagina. Di guardare altrove. Verso altre realtà, altri continenti, altre culture. Con tutto rispetto per i boschi di Erto, dove vaga felice il buon vecchio Mauro Corona, bottiglione in mano e doppietta sotto il braccio. Ho guardato la lista chilometrica dei libri da leggere. L'occhio mi è caduto su Banana Yoshimoto. E' una scrittrice giapponese molto famosa della quale non ho mai letto niente. Ho deciso di riempire questa lacuna, comprando il suo libro d'esordio, "Kitchen". Si vedrà.

sabato 17 novembre 2007

Recensione del libro "L'elenco telefonico di Atlantide", di Tullio Avoledo.

Che dire. Lo scrittore friulano Tullio Avoledo mi ha molto deluso. Secondo me siamo a un livello superiore rispetto al vuoto pneumatico di Federico Moccia e ai pietosi raccontini di Mauro Corona. Ma non ho vista niente dell'aura di genialità che molta critica ha dipinto attorno a questo autore. Anzi. La prima cosa da dire è che il libro NON ha una struttura omogenea. Pare quasi che sia stato scritto da diverse persone. Cominciamo dallo stile. Le prime duecento pagine sono molto pesanti, con una scrittura ricercata, quasi barocca, gonfia di citazioni di ogni tipo. A mano a mano che la storia si sviluppa la scrittura diventa più leggera, alle volte godibile. Sembrerebbe quasi che la prima parte sia stata abbondantemente rimaneggiata dall'editor per supplire con la forma ciò che manca nella sostanza. La prima parte del libro è infatti abbastanza "piatta" dal punto di vista dello sviluppo della storia, quasi banale. Avoledo cerca di renderla interessante con dei dialoghi e delle situazioni che vorrebbero essere divertenti, ma non mi sembra abbia raggiunto lo scopo. Poi la storia cambia piega. Non c'è più solo un bancario con problemi familiari e una ristrutturazione aziendale che minaccia il suo posto di lavoro. Emergono lentamente elementi inquietanti, in un sincretico intreccio di società segrete, hackers, entità soprannaturali, universi paralleli e quant'altro. Di per sé tutto questo è abbastanza interessante, il problema è che tutti questi elementi non giungono MAI a formare un quadro d'insieme comprensibile. Avoledo cerca di uscire dal vicolo cieco in cui si è inserito con un finale assurdo, che non dico per non rovinare tutto a chi volesse leggere il libro. Secondo me è proprio il finale a dare il colpo di grazia a questo libro. Alla fine rimane una storia confusa, oserei dire quasi raffazzonata, che lungi dall'essere un "nuovo" stile è in realtà un guazzabuglio indecifrabile, quasi risibile. Il fatto che alla fine Avoledo dedichi due intere facciate di ringraziamenti a chi lo ha aiutato, se da un lato fa onore alla sua onestà intellettuale, dall'altro rende l'idea di cosa è probabile sia successo. Un overdose di editing. Troppe mani hanno lavorato su questo libro. Comunque resta il fatto che secondo me il buon Avoledo si è divertito parecchio nello scrivere. Il protagonista, Giulio Rovedo, è evidentemente un'immagine autobiografica dello stesso Avoledo. Anche lui bancario, anche lui in contatto con molti scrittori internazionali...
Peccato. Alcune idee che avuto Avoledo erano ottime. Altre meno. Purtroppo ha fallito completamente nel tentativo di metterle insieme. Comunque onore al merito. Almeno ha provato a fare qualcosa di diverso nella sua vita.

domenica 11 novembre 2007

Tullio Avoledo: belle idee, uno stile discutibile.

Ieri ho letto un'altro un altro centinaio di pagine del libro "L'elenco telefonico di Atlantide", dello scrittore friulano Tullio Avoledo. La lettura è stata rapida e piacevole, lo stile barocco che l'autore usava (o che gli hanno fatto usare) nella prima parte del libro si è molto attenuato, inoltre si comincia a capire qualcosa della storia. Un curioso sincretismo tra religioni orientali, oscure organizzazioni criminali, universi paralleli e banalità quotidiane. Interessante. Tullio Avoledo secondo me si è divertito a scrivere questo libro. Almeno nella sua stesura originale. Probabilmente è stato poi l'editor ad appesantire inutilmente il romanzo aggiungendo troppi ammennicoli, inseguendo un'autolesionistica originalità dello stile. Peccato.

domenica 4 novembre 2007

Tullio Avoledo, un modo di scrivere veramente molto strano.

Oggi ho continuato la lettura del libro "L'elenco telefonico di Atlandide" dello scrittore friulano Tullio Avoledo. Ormai ho superato un terzo delle pagine (circa 200 su 500 totali), tuttavia la storia complessiva stenta a prendere forma. Si comincia a capire che dietro al gruppo finanziario che sta organizzando la fusione bancaria c'è una non meglio precisata organizzazione criminale. O forse una setta. Tuttavia il quadro complessivo non è affatto chiaro. Sempre più chiaro è invece lo stile dell'autore, molto arzigogolato e ricercato nei minimi dettagli. Tuttavia mi rendo conto che non è facile per chi legge questo post capire il mio pensiero. Ho quindi deciso di citare direttamente Tullio Avoledo, copiando una frase secondo me significativa (dal punto di vista stilistico) del primo capitolo. Chi fosse interessato può andare sul sito Sironi Editore, dove è possibile scaricare un file in formato pdf contenente l'intero primo capitolo. Ecco la citazione :

"L'occhio destro dell'architetto è aperto su una venatura del marmo che ricalca esattamente il corso del Rio delle Amazzoni, con tutti gli affluenti di destra e di sinistra (Ucayali, Urujà, Purùs, Madeira, Tapajòs, Xingu, Maragnon, Japurà, Rio Negro): da ragazzino Fabrici lo conosceva a memoria come le formazioni storiche del Grande Torino."

Chiedo scusa per gli errori fatti nello scrivere i nomi degli affluenti del Rio delle Amazzoni, ma non so come inserire i caratteri speciali con questa piattaforma per blog. Comunque credo di avere reso l'idea. Sono colpito per la conoscenza della geografia di Tullio Avoledo, ma non so quanti di voi, guardando una lastra di marmo, pensino agli affluenti di un fiume, citandoli poi tutti. A me non è mai successo, neanche quando ero ubriaco disfatto.
Un altra caratteristica che mi ha colpito dello scrittore Tullio Avoledo è che cita continuamente canzoni, artisti e marche di vario tipo, ricordandomi per questo aspetto Federico Moccia. Per l'amor di Dio, questo è un'altro livello, Federico Moccia secondo me scrive puro pattume, però devo ammettere che mi è subito venuto in mente. Chiedo comunque scusa a Avoledo per averlo paragonato a Moccia. Mi rendo conto che questo accostamento per uno scrittore potrebbe anche essere considerato un insulto. Lungi da me questa idea. Si tratta semplicemente di una mia associazione mentale.
Spero nelle prossime pagine di riuscire a entrare nel vivo della storia, e che tutti i tasselli del mosaico comincino a dare un'idea della figura completa.