lunedì 31 dicembre 2007

Buon anno a tutti!

Bhè, credo che per i prossimi due-tre giorni la mia attività di blogger andrà in pausa, causa libagioni e festeggiamenti vari.
Auguri a tutti!

domenica 30 dicembre 2007

Pepe Carvalho, investigatore sui generis.

Pepe Carvalho è l'investigatore protagonista del libro "Assassinio al Comitato Centrale", dello scrittore spagnolo Manuel Vazquez Montalban. La sua principale passione pare essere il cibo. Intere pagine del libro sono occupate da dettagliate descrizioni enogastronomiche. Mah. Dopo un inizio avvilente la storia ha preso un po' di brio, ma devo ammettere che questo scrittore mi ha deluso. Uno stile troppo cerebrale per una storia troppo semplice. Spero almeno nel finale col botto.

sabato 29 dicembre 2007

"Assassinio al Comitato Centrale", di Manuel Vazquez Montalban. Prime impressioni.

Questo periodo è per me un frenetico succedersi di libagioni e festeggiamenti vari, tanto che mi sento più vicino a Charles Bukowsky, almeno per quanto riguarda il l'aspetto alcolico. Comunque oggi ho cominciato la lettura del libro "Assassinio al Comitato Centrale", dello scrittore spagnolo Manuel Vazquez Montalban. Si tratta di un giallo. Durante una riunione del Comitato Centrale del Partito Comunista spagnolo viene assassinato il Segretario Generale. Si tratta di un omicidio all'Agata Christie: avviene a porte chiuse dall'interno in una sala gremita di persone. Peccato però che Manuel Vazques Montalban pare non avere neanche l'ombra dello stile della scrittrice inglese. Il protagonista, il detective Pepe Carvahlo, è un personaggio ambiguo il cui unico interesse al momento pare essere la buona cucina. Mah. Lo stile dello scrittore spagnolo è a dir poco contorto. Peccato, perché la storia - ambientata nella Spagna post-franchista - è interessante e si presterebbe a interessanti contaminazioni storico-politiche. Spero questo libro si riscatti nelle prossime pagine.

giovedì 27 dicembre 2007

Il prossimo libro.

Passo al genere giallo. Il prossimo libro sarà "Assassinio al comitato centrale", di Manuel Vazquez Montalban. Ennesimo autore del quale non ho mai letto nulla. Vedremo.

martedì 25 dicembre 2007

Recensione del libro "La città delle bestie", di Isabel Allende.


La scrittrice sudamericana ci ha regalato un bel libro per ragazzi, ma non solo. Il protagonista, Alexander, è un quindicenne californiano che in seguito alla grave malattia della madre viene spedito da sua nonna paterna Kate, una non più giovane ma combattiva giornalista d'assalto. Questa si aggrega a una spedizione del National Geografic in Amazzonia, alla ricerca di una nuova specie animale che sembra creare molti problemi nella giungla. Infatti intorno a uno sperduto villaggio si aggira una non meglio definita Bestia che terrorizza i nativi. Kate si porta dietro il nipote, che si ritrova quindi catapultato in una incredibile avventura. Alexander lega subito con la figlia della guida locale , la tredicenne Nadia. La spedizione si inoltra nella giungla, ma al primo contatto con la misteriosa creatura le cose sembrano precipitare. Alexander e Nadia si ritrovano persi nella foresta al seguito di una tribù di nativi, il Popolo della Nebbia. Qui i due adolescenti vivono una serie di esperienze incredibili grazie alle quali riescono sia a conoscere la misteriosa Bestia, sia a superare le proprie paure. Si riaggregano quindi ai resti della spedizione e smascherano l'organizzatore delle stessa, che in realtà è un delinquente senza scrupoli che voleva sterminare i nativi utilizzando le vaccinazioni come veicolo di contagio.
Isabel Allende gioca con diversi generi letterari (avventura, fantasy, thriller) in modo molto efficace, utilizzando un linguaggio semplice e coinvolgente. Veramente un bel libro per ragazzi. Tutto lo scritto è permeato di valori sociali e rispetto per l'ambiente, e di fatto può essere visto come la storia dell'iniziazione alla vita adulta del giovane Alexander. Un libro che è un'invito a lasciare aperta la porta all'immaginazione e alla creatività, e nel quale trionfano i valori come l'amicizia, il rispetto degli altri e delle loro idee, l'assunzione della responsabilità delle proprie azioni, il coraggio, la generosità. Insomma, un libro divertente e educativo, lontano anni luce dal pattume che mediamente viene scritto per i nostri ragazzi.

lunedì 24 dicembre 2007

La legge della reciprocità.

Continua la piacevole lettura del libro "La città delle bestie", della scrittrice sudamericana Isabel Allende. Una bella storia per ragazzi. A un certo punto il protagonista Alex e la sua amica devono affrontare delle dure prove per raccogliere degli oggetti magici. Tuttavia nella città delle bestie non si può prendere senza dare.

"...Fu allora che ricordò ciò che lo sciamano le aveva insegnato il giorno prima: la legge della reciprocità. Per prendere una cosa, se ne deve dare un'altra in cambio."

Una bella storia con degli insegnamenti morali. In realtà tutto il libro è permeato di tematiche sociali e di rispetto dell'ambiente. Questi concetti vengono tuttavia proposti in maniera leggera e godibile. Una bella lettura per giovani (e non solo), alla faccia del vuoto pneumatico proposto da scrittori come Federico Moccia, dove la realtà sembra esaurirsi nelle griffe e nella violenza gratuita e autoreferenziale.

domenica 23 dicembre 2007

La famiglia è in crisi...

Il concetto occidentale di famiglia - inteso come coppia uomo-donna votata l'uno all'altro per l'eternità - è in crisi. Lungi da me l'idea di fare valutazioni morali in merito. Credo che ogni individuo adulto abbia le sue opinioni in merito, e ogni opinione meriti rispetto. A patto che non voglie essere "La" opinione. Cito Isabel Allende, in un brano tratto dal suo libro "La città delle bestie", in cui descrive l'organizzazione di una società tribale amazzonica:

"Nadia constatò che per il Popolo della Nebbia era normale avere più spose o più mariti; nessuno restava solo. Se un uomo moriva, i figli e le mogli venivano immediatamente adottati da qualcun altro in grado di proteggerli e badare a loro. Era il caso di Tahama, che doveva essere un ottimo cacciatore, visto che si occupava di varie donne e di una dozzina di bambini. Dal canto suo una madre, il cui sposo non fosse un ottimo cacciatore, poteva avere altri mariti che l'aiutassero a nutrire i figli. Di solito, i genitori promettevano le figlie in sposa già alla nascita, ma nessuna ragazza era costretta a sposarsi o a stare con un uomo contro la propria volontà..."

Ognuno può pensare come meglio crede, ma devo dire che queste frasi mi hanno fatto riflettere a lungo... chi è più civile??... Noi o loro??...