sabato 10 novembre 2007

Pensierino del giorno.

In un commento a un post precedente un utente anonimo mi ha consigliato di ripulire il blog dalla spazzatura postata dai fantomatici amici di Mauro Corona e altri poveri cialtroni che spammano e trolleggiano su questo sito. Ringrazio per il suggerimento, ma mi sembra che censurare un blog sia un po' una contraddizione in termini. Almeno per il momento.
In questi giorni sono stato molto impegnato, ma spero nel weekend di riuscire a finire la lettura del libro "L'elenco telefonico di Atlandide" dello scrittore friulano Tullio Avoledo.

mercoledì 7 novembre 2007

Lettera aperta ai fantomatici amici di Mauro Corona.

Cari fantomatici amici di Mauro Corona, dovete finirla di spammare e trolleggiare sul mio blog. Mi avete francamente fracassato i maroni. A me lo scrittore Mauro Corona non piace. E' vero, di lui ho letto solo "Gocce di Resina", ma mi è bastato. Almeno per il momento. Lo trovo uno scrittore altamente mediocre, sia nella forma che nei contenuti. Certo, per quanto riguarda i contenuti è secondo me forse sopra Federico Moccia, che scrive puro pattume, ma le sue storielle a me non dicono molto. In più descrivono un mondo secondo me triste e squallido. Mauro Corona è uno scrittore friulano. A me questo scrittore non piace, ma questo non significa nel modo più assoluto che io disprezzi la sua terra e i suoi valori, ci mancherebbe altro. Ma poi, quali sarebbero questi grandi valori che io calpesterei esprimendo opinioni personali sul modo di scrivere di uno scrittore?!?! E poi tutte quelle palle sui miei presunti amici no global e neopagani, ma con cosa vi drogate?!?! Insomma, smettetela di scrivere cazzate spaziali sul mio blog e vedete di andare a farvi un giro altrove. Mi avete a tal punto rotto i coglioni che adesso per un paio di giorni non posterò. Nel frattempo spero di riuscire a finire di leggere "L'elenco telefonico di Atlandide", dello scrittore Tullio Avoledo.

martedì 6 novembre 2007

Tullio Avoledo, guarda che gli uccelli non partoriscono.

Cito letteralmente pag 87 dell'edizione Einaudi Tascabili dell' "Elenco telefonico di Atlantide":

-Quell'uccello cos'è?- Domanda Nat più tardi, indicando fuori dalla finestra del salotto.
-Quale?
-Quello sul pino dell'americano
-E' un merlo maschio
-Cos'ha in bocca? Un rametto?
-Sì. Sta costruendo il nido. Probabilmente la sua compagna sta per partorire.
-Ed è il maschio che le prepara il nido

Ricordo che gli uccelli nascono dalle uova. Sono invece i mammiferi che partoriscono.

domenica 4 novembre 2007

Tullio Avoledo, un modo di scrivere veramente molto strano.

Oggi ho continuato la lettura del libro "L'elenco telefonico di Atlandide" dello scrittore friulano Tullio Avoledo. Ormai ho superato un terzo delle pagine (circa 200 su 500 totali), tuttavia la storia complessiva stenta a prendere forma. Si comincia a capire che dietro al gruppo finanziario che sta organizzando la fusione bancaria c'è una non meglio precisata organizzazione criminale. O forse una setta. Tuttavia il quadro complessivo non è affatto chiaro. Sempre più chiaro è invece lo stile dell'autore, molto arzigogolato e ricercato nei minimi dettagli. Tuttavia mi rendo conto che non è facile per chi legge questo post capire il mio pensiero. Ho quindi deciso di citare direttamente Tullio Avoledo, copiando una frase secondo me significativa (dal punto di vista stilistico) del primo capitolo. Chi fosse interessato può andare sul sito Sironi Editore, dove è possibile scaricare un file in formato pdf contenente l'intero primo capitolo. Ecco la citazione :

"L'occhio destro dell'architetto è aperto su una venatura del marmo che ricalca esattamente il corso del Rio delle Amazzoni, con tutti gli affluenti di destra e di sinistra (Ucayali, Urujà, Purùs, Madeira, Tapajòs, Xingu, Maragnon, Japurà, Rio Negro): da ragazzino Fabrici lo conosceva a memoria come le formazioni storiche del Grande Torino."

Chiedo scusa per gli errori fatti nello scrivere i nomi degli affluenti del Rio delle Amazzoni, ma non so come inserire i caratteri speciali con questa piattaforma per blog. Comunque credo di avere reso l'idea. Sono colpito per la conoscenza della geografia di Tullio Avoledo, ma non so quanti di voi, guardando una lastra di marmo, pensino agli affluenti di un fiume, citandoli poi tutti. A me non è mai successo, neanche quando ero ubriaco disfatto.
Un altra caratteristica che mi ha colpito dello scrittore Tullio Avoledo è che cita continuamente canzoni, artisti e marche di vario tipo, ricordandomi per questo aspetto Federico Moccia. Per l'amor di Dio, questo è un'altro livello, Federico Moccia secondo me scrive puro pattume, però devo ammettere che mi è subito venuto in mente. Chiedo comunque scusa a Avoledo per averlo paragonato a Moccia. Mi rendo conto che questo accostamento per uno scrittore potrebbe anche essere considerato un insulto. Lungi da me questa idea. Si tratta semplicemente di una mia associazione mentale.
Spero nelle prossime pagine di riuscire a entrare nel vivo della storia, e che tutti i tasselli del mosaico comincino a dare un'idea della figura completa.

sabato 3 novembre 2007

Tullio Avoledo, uno strano modo di scrivere.

Oggi ho trovato finalmente il tempo di cominciare a leggere il libro "L'elenco telefonico di Atlandie", dello scrittore friulano Tullio Avoledo. Ho l'edizione Einaudi tascabile del 2003, non essendo riuscito a trovare la Sironi. Comunque questi sono dettagli. Il protagonista è Giulio Rovedo, responsabile dell'ufficio legale di un piccolo istituto di credito che viene assorbito da un colosso finanziario. Difficile non riconoscere un riferimento autobiografico, visto che Tullio Avoledo come noto lavora in un ufficio legale di una banca. Fin qua tutto bene. Il libro alterna la terza con la prima persona. Quello che non mi torna molto è lo stile dello scrittore, descrittivo, cesellato e stracolmo di citazioni e riferimenti vari. Fin anche troppo. E' un continuo elencare di marche, artisti, canzoni e quant'altro. Tutte queste citazioni mi distraggono dalla storia stessa. Ad esempio a un certo punto il protagonista parla di un videogioco, Close Combat 3. Un gioco di carri armati ambientato nella Seconda Guerra Mondiale. Il protagonista sceglie la seconda battaglia di Kursk e si gode le esplosioni dei carri Konigstiger colti di sorpresa. Ora, questo non è possibile. Perchè i carri Konigstiger comparvero per la prima volta sul fronte nel giugno del 1944, mentre la battaglia di Kursk è del luglio del 1943. Ad essa parteciparono, con risultati eccezionali, un piccolo gruppo dei leggendari carri Tiger, che fecero un'autentico massacro di carri russi, senza però riuscire a cambiare le sorti della battaglia, che segnò la fine dell'iniziativa tedesca sul fronte orientale. Tuttavia i carri Tiger NON sono i carri Konigstiger. Sono tutt'altra cosa. E chi se ne frega, direte voi. A me invece frega moltissimo. Se uno proprio divertirsi a fare citazioni ricercatissime, almeno le verifichi bene. Non bastava forse dire "carro armato"?! E no, Avoledo vuole anche specificare il modello. Va bene, almeno però verifica la congruità di quello che scrivi, caro Tullio. Non si sa mai che il libro venga letto da qualcuno che ne sa più di te. Altrimenti rimane il sospetto che gli arzigogoli barocchi abbiano l'unico scopo di sopperire a qualche altra mancanza. Tra l'altro il protagonista si lamenta che il gioco Close Combat finisce sempre con la sconfitta della Germania e quindi segnala via email il difetto alla Microsoft. A me risultava che la varie versioni di Close Combat siano state prodotte da Atomic Games e da Destineer Games. Mah. Le mie saranno solo seghe mentali, ma le citazioni o si fanno bene o non si fanno. Altrimenti servono solo a distrarre dal racconto. In ogni caso lo stile di Avoledo è veramente strano. Descrittivo fino alla nausea, stracolmo di citazioni e ricercato maniacalmente nella correttezza dei termini. In questo turbinio lessicale la storia si perde, stenta a prendere forma. Vedremo.

venerdì 2 novembre 2007

Halloween.

Bene. Non vorrei alimentare in questo post le assurde polemiche con i fantomatici amici di Mauro Corona, che continuano a perseguitarmi con i loro deliranti commenti. Poveracci. Forse nella festa di Ognissanti a Erto non si vende più vino e quindi il delirium tremens che caratterizza l'èlite culturale arroccatasi a difesa del Grande Maestro Mauro Corona disattiva gli ultimi neuroni rimasti a loro disposizione. Ringrazio comunque di cuore il prins, blogger che ho avuto il piacere di incontrare nel web, e bloggerforever, che per quanto anonimo condivide con il prins una visione del mondo basata sul reciproco rispetto e sulla netiquette. Grazie amici. Grazie di cuore. Tornando all'argomento di questo post, anche questo anno è partita la solita sterile polemica circa la presunta assurdità di festeggiare Halloween, presentata come festa pagana in contrapposizione alle tradizioni cristiane. Un primo commento che mi viene spontaneo è che questi non sono problemi reali. Chi vuole onorare i propri defunti seguendo il rito cattolico lo faccia. Chi invece vuole vuole portare i propri bambini in maschera lo faccia ugualmente. Sarebbero forse questi i problemi reali che affliggono la nostra società?! Robe da pazzi. Comunque mi sembra opportuno ricordare che è stato il rito cristiano a sovrapporsi a quello celtico (presentato come pagano dalla Chiesa Cattolica, ovviamente), e non viceversa. Quindi a differenza di quanto viene millantato dalla gerarchia ecclesiastica è il rito celtico quello originale, mentre il rito cristiano si è solo sovrapposto successivamente. Questo per amore di verità storica. In fatti nell'835 d.c. papa Gregorio Magno, nel vano tentativo di fare perdere importanza ai riti celtici legati a Samhain, spostò la festa di Ognissanti, dedicata a tutti i santi del paradiso, dal 13 maggio al 1° novembre. Questo provvedimento risultò inefficace, quindi la Chiesa decise, nel 10° secolo d.c., di creare una seconda festa: il giorno dei morti, il 2 novembre. Ho semplificato molto, ma credo questa non sia la sede adatta per pubblicare un trattato in merito. La Chiesa Cattolica può liberamente ululare ai quattro venti quello che meglio crede, sta di fatto che se di radici dell'Europa si vuole parlare, allora guardiamo ai riti celtici, sicuramente non a quelli cristiani che sono stati imposti con i roghi dell'inquisizione nei secoli successivi. Guarda caso sovrapponendosi nelle date a quelli celtici. Comunque mi chiedo nuovamente: ma dove sta il problema?!?! Siamo o non siamo uno stato laico e non confessionale?! Chi vuole festeggiare Halloween lo faccia, chi vuole onorare i riti cristiani lo faccia egualmente. Ma chi se ne frega.

giovedì 1 novembre 2007

Daniele Luttazzi, che fine hai fatto?!

Stasera sono andato a sbirciare sul sito di Daniele Luttazzi, comico che stimo tantissimo e che è misteriosamente sparito da media "ufficiali". Ricordo ancora le polemiche quando Berlusconi fece epurazioni sommarie di giornalisti e presentatori sui canali televisivi della RAI, provocando una giusta reazione da parte del centrosinistra, ai quei tempi all'opposizione. Ora il centrosinistra è al governo, Berlusconi è all'opposizione, molti di quelli messi all'indice dall'Illuminato di Arcore sono ritornati in pompa magna sul piccolo schermo. Daniele Luttazzi no. Cosa quanto mai curiosa. La prima considerazione che mi viene in mente è che forse è un personaggio scomodo, in quanto dotato di un cervello di primo ordine, di un estro artistico geniale e soprattutto di una grande autonomia e indipendenza intellettuale. Qualità rare, visti i tempi che corrono. Non è mia intenzione fare un'apologia di Luttazzi, comunque è evidente che qualcosa sotto c'è. Tra l'altro è una delle poche voci presenti nella blogosfera che faccia una critica seria e costruttiva a Beppe Grillo. Tuttavia il suo pensiero è articolato e per molti versi condivisibile, lontano anni luce dalla cagnara multimediale che ruota intorno al comico genovese. Che comunque rimane un grande (secondo me), se non altro per il merito di mettere in luce il livello di coma profondo in cui sta irreversibilmente scivolando il nostro sistema paese. Il blog di Beppe Grillo è per me un canale privilegiato di informazione alternativa nel web. Parlo di web perché non guardo più la televisione da anni. Ormai l'informazione "ufficiale" ha raggiunto un tale livello di assenza di contenuti e cialtronaggine da fare veramente schifo. Questo fatto è innegabile e si inserisce in un quadro generale di disfacimento delle istituzioni, giustamente evidenziato dal comico genovese. Anche se le soluzioni da lui proposte sono secondo me discutibili. In effetti il problema dei parlamentari condannati è sì grave, ma non è certo impedire a chi è stato condannato penalmente di accedere alla politica il rimedio taumaturgico in grado di salvare il paese, ormai allo sfascio. Né tanto meno inventare un bollino di garanzia per i nuovi eletti. La situazione del nostro paese è ormai troppo degenerata, gli slogan non servono a molto e sono necessarie soluzioni complesse e ragionate. A tal riguardo cito letteralmente un post di Daniele Luttazzi che mi sento di condividere pienamente:

"L'illusione alimentata da Grillo è che una legge possa risolvere la pochezza umana. Questa è demagogia."

Grande Luttazzi. Un problema che mi sembra sia stato ignorato da Grillo e che invece a mio modesto parere è centrale per il recupero della Democrazia in Italia è che i partiti decidono le liste dei candidati, e che i cittadini possono scegliere solo i partiti da votare, non le persone. Anche in questo caso quando Berlusconi nella legislatura passata fece questa assurda e immorale legge elettorale, il centrosinistra si stracciò le vesti. Adesso tutto tace. Adesso che sono al potere quelli del centrosinistra questa legge elettorale non è più immorale. Chissà come mai...