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mercoledì 13 febbraio 2008
Recensione del libro "100 colpi di spazzola prima di andare a dormire", di Melissa Panarello.
Questo libro - lo chiamo così perchè in effetti è un oggetto costituito da un insieme di pagine scritte numerate in ordine crescente e rilegate - è un vero cesso. Il peggiore che ho letto da quando ho aperto questo blog. A pensarci bene, non ricordo di avere mai letto niente di più insulso e inutile nella mia vita. Il libro si spaccia per essere il diario di una ragazzina quattordicenne. Poichè il diario racconta una storia che si snoda lungo due anni, al termine la ragazzina in questione ne ha sedici. Il libro vorrebbe essere la telecronaca delle prime esperienze sessuali di un'adolescente. Melissa Panarello vorrebbe inoltre dare a bere ai lettori che si tratta di una storia autobiografica. La storia è di incredibile, gratuito, inutile squallore. Il concetto folosofico su cui si regge il libro è: nessuno mi ama, ho bisogno d'amore, quindi mi faccio trombare da tutti. Qualcuno mi amerà. Così Melissa, ingurgitando litri di sperma, facendo sesso di gruppo, esperienze lesbo - senza trascurare ovviamente il sadomaso - fa il suo percorso esistenziale, che termina con la scoperta dell'Amore Vero. Patetico. Tra l'altro la storia è scritta in maniera abbastanza contorta. Metto questo libro inutile nella sezione "La discarica: i libri-spazzatura", in compagnia dell'assurdo "Tre metri sopra il cielo", di Federico Moccia. Il pensiero che questa immondizia pseudoculturale abbia venduto milioni di copie mi fa accapponare la pelle. Quando penso che anche io ho speso dei soldi per leggere questo pattume mi sento ancora peggio.
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whiteknight
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L'alto spessore culturale di Melissa Panarello.
Ho appena finito di leggere l'ignobile libro di Melissa Panarello (in arte Melissa p.) "100 colpi di spazzola prima di andare a dormire". Un impresa eroica, una grande prova di volontà che ha assorbito ogni mia energia. Sono stanco, svuotato, annichilito. Non ho parole. Sono basito. Comunque ho trovato su Youtube questa intervista delle iene fatta a Melissa P.. Ho deciso di postarla. Niente di meglio che fare parlare l'autrice. Io oggi non ho la forza di esprimere il mio pensiero.
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whiteknight
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martedì 22 gennaio 2008
Recensione del libro "Esco a fare due passi", di Fabio Volo.
Il protagonista di questo libro è Nico, single ventottenne con una vita sentimentale sregolata e un lavoro da Deejay. La storia è articolata in una quindicina di capitoli, ma alla fine si scopre che in realtà è una lettera che Nico scrive a sé stesso, indirizzandola allo sconosciuto Nico trentatreenne del futuro. La divisione in capitoli non ha molto senso, in quanto poi di fatto in ognuno si parla un po' di tutto, in modo alquanto confusionario. Volo scrive in un italiano sufficientemente scorrevole, quello che invece non scorre è la storia, un confusionario guazzabuglio di frasi fatte sui single e sulle sindromi di Peter Pan non risolte. Evidentemente molti considerano le ovvietà sparate a raffica da Volo come perle di saggezza, visto il successo che ha riscosso questo libro a leggere certa critica. Personalmente ho trovato la sua lettura noiosa e scontata. Non fosse per il fatto che è breve - circa 170 pagine - probabilmente non l'avrei neanche finito di leggere. Una cosa che mi ha colpito è l'ansia dell'autore di voler essere a qualsiasi costo simpatico e divertente, obiettivo dal mio punto di vista fallito. Ho trovato in particolar modo fastidioso che l'autore non ha mai sprecato un'occasione per parlare gratuitamente di sesso, in modo pacchiano e spesso del tutto fuori luogo. Tuttavia questo fatto mi ha fatto apprezzare Charles Bukowsky. Lo scrittore americano è il poeta della degradazione umana, e nei suoi libri da questo punto di vista il sesso a palate ha un senso. Fabio Volo è invece il poeta della mediocrità umana (se mi è permesso il termine poeta), e il suo parlare di cazzi, culi, patate, pompini, seghe, sperma e quant'altro ha secondo me lo scopo di fare colpo sul lettore medio italiano, che è un perfetto qualunquista. Se Federico Moccia vende pattume avendo come target i quindicenni, Fabio Volo vende libri senz'anima ai venticinquenni che ragionano per stereotipi. Almeno questa è l'idea che mi sono fatto io. Chiaro che a furia di scrivere badilate di pensieri sugli argomenti più disparati l'autore ogni tanto scrive qualcosa di bello, se non altro per motivi statistici. A proposito di statistica, la probabilità che legga in futuro un'altro libro di Fabio Volo tende a zero.
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whiteknight
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domenica 16 dicembre 2007
Recensione del libro "Compagni di sbronze", di Charles Bukowsky.
Non facile per me scrivere una recensione di questo libro. Charles Bukowsy è un mito, me ne rendo conto, ma mi rendo anche conto che questo libro non mi ha entusiasmato. Per quanto si lasci leggere senza nessuna difficoltà. Bukowsky scrive bene. Molto bene. Parla dei poveracci che non hanno conosciuto il Sogno Americano. O forse vuole solo dire che il Sogno Americano non c'è. Questo libro è articolato in una ventina di racconti, alcuni dei quali autobiografici. Qualcuno è surreale. Il filo conduttore che li unisce tutti, oltre al sesso e all'alcool, è secondo me l'emarginazione, o forse dovrei dire l'estraneità al mondo "bene". Unica via di salvezza alla conformazione ai dettami di una società senz'anima è la degradazione totale, perseguita essenzialmente per via alcolica, ma non solo. Un cammino autodistruttivo che viene percorso da soli: altra caratteristica comune a tutti i racconti è la disperata solitudine dei protagonisti. Certe scene tratteggiate da Bukowsky sono ributtanti, nel loro assoluto squallore senza possibilità di redenzione. In particolare il racconto dello stupro di una ragazzina mi ha disturbato. Forse è questo aspetto del lavoro di Bukowsky che mi ha dato più fastidio: la ricerca della degradazione totale a qualsiasi costo. Mai un raggio di sole. Un'autore dal mio punta di vista difficile. Questo libro mi ha comunque lasciato il desiderio di leggerne altri del vecchio Bukowsky. Con calma, però.
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whiteknight
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