"Ma, fratelli, questo mordersi le unghie dei piedi su qual'è la causa della cattiveria mi fa solo venire voglia di gufare. Non si chiedono mica qual'è la causa della bontà, e allora perché il contrario? Se i martini sono buoni è perché così gli piace, e io non interferirei mai con i loro gusti, e così dovrebbe essere per l'altra parte. E io patrocinavo l'altra parte. In più, la cattiveria viene dall'io, dal te o dal me e da quel che siamo, e quel che siamo è stato fatto dal vecchio Zio o Dio ed è il suo grande orgoglio e consolazione. Ma i non-io non vogliono avere il male, e cioè quelli del governo e i giudici e le scuole non possono ammettere il male perché ammettere l'io. E la nostra storia moderna, fratelli, non è la storia di piccoli io coraggiosi che combattono queste grandi macchine? Parlo sul serio, fratelli, quando dico questo. Ma quello che faccio lo faccio perché mi piace farlo."
mercoledì 18 giugno 2008
Il Nasdat.
"Ma, fratelli, questo mordersi le unghie dei piedi su qual'è la causa della cattiveria mi fa solo venire voglia di gufare. Non si chiedono mica qual'è la causa della bontà, e allora perché il contrario? Se i martini sono buoni è perché così gli piace, e io non interferirei mai con i loro gusti, e così dovrebbe essere per l'altra parte. E io patrocinavo l'altra parte. In più, la cattiveria viene dall'io, dal te o dal me e da quel che siamo, e quel che siamo è stato fatto dal vecchio Zio o Dio ed è il suo grande orgoglio e consolazione. Ma i non-io non vogliono avere il male, e cioè quelli del governo e i giudici e le scuole non possono ammettere il male perché ammettere l'io. E la nostra storia moderna, fratelli, non è la storia di piccoli io coraggiosi che combattono queste grandi macchine? Parlo sul serio, fratelli, quando dico questo. Ma quello che faccio lo faccio perché mi piace farlo."
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lunedì 16 giugno 2008
Arancia meccanica.
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domenica 15 giugno 2008
Recensione del libro "La fattoria del diavolo", di Andrea Maria Schenkel.
In una piccola comunità agricola tedesca nel primo dopoguerra avviene un terribile fatto delittuoso: in una isolata fattoria tutti i membri di una famiglia (e la loro serva) vengono orrendamente massacrati a colpi di piccone. Il libro è scritto come il resoconto di un vecchio abitante del villaggio che torna nel suo paese natio per raccogliere le testimonianze dei suoi compaesani sull'episodio di cronaca nera, da lui appreso leggendo un giornale. I resoconti dei vari personaggi, scritti in prima persona e dal taglio decisamente giornalistico, sono intervallati da brani in terza persona in cui il lettore può immergersi nella descrizione - centellinata - di quanto veramente accadde nella fattoria. L'autrice crea abilmente delle false piste per cui fino alla fine non si capisce chi è l'assassino, che in realtà è un'insospettabile della piccola comunità. Il quadro che viene fatto dell'ambiente di campagna non è certo idilliaco. Gli abitanti vengono mediamente descritti come persone che, sotto l'apparenza di una vita tranquilla, bigotta e perbenista, in realtà vivono in un mondo fatto di solitudine, grettezza, frustrazioni e disperazione. Il libro è brevissimo, si può tranquillamente leggere in un'oretta scarsa. Infatti è lungo solo 147 pagine, ma siccome è suddiviso in una marea di capitoletti, intervallati tra l'altro da una litania di preghiere che invocano il perdono di Dio, lo scritto è veramente poco. Che dire. Una libro che si fa leggere, nulla di più, certo che non capisco come un romanzo giallo di questo tipo - senza infamia nè lode - possa diventare un best-seller internazionale. Misteri del marketing? Non lo so...
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sabato 14 giugno 2008
Una settimana da dimenticare.
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domenica 8 giugno 2008
Più che un giallo un resoconto giornalistico.
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giovedì 5 giugno 2008
La fattoria del diavolo.
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martedì 3 giugno 2008
Recensione del libro "Se questo è un uomo", di Primo Levi.

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