Comincio con due parole sulla trama. Il tenente polacco Emil Ferenczi si trova assieme al suo reparto in una sperduta landa sui monti Tatra. Siamo nel 1939 e le truppe tedesche sono alle porte. Si respira nell'aria la tensione per lo scontro imminente. Le truppe polacche presidiano un villaggio e il castello del magravio del luogo. Emil si rende ben presto conto che i contadini sono terrorizzati da strane leggende sui lupi mannari e temono il magravio come il demonio. Un finale pittosto sfilacciato lascerà le cose abbastanza indefinite. Il lupo mannaro era veramente una manifestazione del soprannaturale o ci sono delle spiegazioni razionali ai timori degli abitanti? Chi lo sa.
Paolo Maurensig scrive molto bene, in modo accattivante. Lontano anni luce dai contorsionismi stilistici di Avoledo, dai raccontini delle elementari di Corona o dal marketing pacchiano di Moccia. Niente da dire da questo punto di vista. Anzi. La storia poi comincia bene. Si crea una notevole aspettativa nei confronti dei fatti strani che si verificano a mano a mano che Emil si addentra nella natura selvaggia dei monti Tatra. La tensione raggiunge l'apice quando il reparto si installa nel castello del magravio e Emil si trova costretto a passarvi la notte. Tuttavia il finale lascia veramente perplessi, tagliando di netto tutta la tensione e lasciando in sospeso tutte le interessanti disquisizioni filosofiche presenti nel libro. Un vero peccato. Alla fine rimane un racconto breve - 109 pagine in tutto - e una bella copertina. Troppo poco per 12 euro. Sembra quasi che Maurensig abbia dovuto scrivere qualcosa, pressato dall'editore. Però dopo un centinaio di pagine si è stufato, e ha tagliato il tutto con l'accetta. Ripeto: un vero peccato. Perchè questo scrittore ha del talento.